Ho un piccolo tarlo catastrofista nella testa riguardo allo sviluppo improrogabile dellʼintelligenza artificiale, e non credo nasca tanto dal mio amore di sempre per la fantascienza ma dalla sensazione che, ancora una volta, stiamo arrivando impreparati a un appuntamento importante che porrà due problemi enormi a proposito della distribuzione del reddito e della formazione delle coscienze e delle capacità critiche – che, per come la vedo io, sono due temi strettamente legati tra loro.
Prendiamo per certo che molti lavori intellettuali non serviranno più – come oggi già non servono più gran parte dei lavori di tipo pratico indispensabili appena ventʼanni fa. Diventa secondo me indispensabile immaginare subito nuove modalità di distribuzione delle risorse tra gli individui (cosa auspicabile già da parecchio tempo e non solo in occidente, per la verità).
È inoltre preoccupante, a mio modo di vedere, lʼimpatto che questa nuova tecnologia potrà avere sulla formazione dei giovani, che generazione dopo generazione – a prescindere dalle capacità e curiosità individuali – hanno lasciato un poʼ della loro coscienza e capacità critica in mano ai nuovi strumenti di comunicazione di massa che, uno dopo lʼaltro (e senza più editori a prendersi responsabilità per quel che viene riportato, né a far da filtro nel mare di ciarlatani di cui mi onoro di far parte) hanno incrementato il numero di informazioni potenzialmente in mano agli individui ma diminuito, sul lato pratico, per chi non ha particolari attitudini e curiosità, lʼofferta e lʼimportanza della ricerca, del confronto e della riflessione individuale nellʼelaborazione delle informazioni che vengono loro offerte.
Penso che i nostri ragazzi non abbiano bisogno di competenze digitali come credono i nostri anziani che non ne hanno, ma piuttosto di essere aiutati a comprendere come utilizzarle con fatica, per allargare gli orizzonti e non per limitarli alla prima informazione che viene offerta dal motore di ricerca X o dallʼintelligenza artificiale Y, quella che dice di «stare tranquillo, non cʼè nessuna ragione di aver paura, non cʼè proprio niente che non va».